Domenica 13 Gennaio 1985 il cielo si fa scuro, la temperatura è gelida.
Lunedì 14 Milano si sveglia con 25 cm di neve.
A mezzogiorno la nevicata si calma, per poi ricominciare nuovamente la sera.
Martedì 15 i centimetri salgono a 40.
La nevicata continua il giorno e la notte dopo.
Milano è sommersa di neve e completamente nel caos.
Vengono chiamati in aiuto i carri armati Leopard e squadre di spalatori formate dai cittadini con tanto di tesserino.
Ma niente ferma la neve che raggiunge i 70 cm in città e i 92 a Linate.
L’emergenza richiede più uomini e viene così reclutato l’esercito con ben 650 soldati.
– Corriere della Sera, 16 Gennaio 1985 –

SCALATA AL DUOMO
15 Gennaio.
Nevica tutta la notte. Dopo il gelo aspro dei giorni passati la temperatura è finalmente salita. Prima di andare a dormire mettiamo a punto l’equipaggio membro per la scalata.
16 Gennaio.
Dune, affossamenti, montagne.
Guardo in su la grande intrusione rocciosa con superficie scolpita e le guglie, centrali, laterali, ovunque.
Con la guida cominciamo a salire.
La neve arriva fino alle ginocchia. Non ci voltiamo mai indietro per non essere colti dalle vertigini. Ancora poco e siamo arrivati.
Vediamo già la vetta dorata, i secolari custodi che muti ci lasciano passare.
Al limitare del gotico ci fermiamo al riparo d’una volta marmorea.
Apro una finestra con un colpo d’ombrello nella neve friabile, belvedere sulla bianca città.
Case e quartieri fuggono nell’orizzonte monocromo, tenue; sotto di noi la Piazza, foglio di musica, e gli uomini, note d’una melodia.
PARCHI E GIARDINI
Aprire il cancello del parco, al silenzio, ai pupazzi di neve, all’incantamento.
L’inferriata è un merletto, fili di lucida seta s’intrecciano preziosi, trina di Bruges con l’anima in ferro che cigola appena alla spinta.
Immagini statiche, incise: il tempietto, grandi fiori gelati, gli alberi più immobili del mondo mi fissano, secchi arabeschi bizzarri.
Risalgo il torrente gelato, fino al castelletto del quattrocento.
Panchine sommerse.
Di questa avventura strana di questa mattina bianca, “lieto ne testimonia, addì sedici gennaio millenovecentoottantacinque, ore sette e quaranta, un milanese”.

LETTERE D’AMORE INNEVATE.
Cara Lillian,
sono arrivato a Milano a notte fonda perché il volo era in ritardo.
Durante la notte era sceso un metro di neve, la città era abbastanza bloccata, ma poi in fila indiana siamo riusciti a vedere ugualmente tante cose.
C’è chi è scivolato sul ghiaccio, chi nell’acqua, chi nella neve.
Mi cara Lillian, sono passati quattro giorni, io sono stanco ma non dispero di poter rivedere presto te e i nostri bambini.
Tuo John.

LE STRADE
AMBULANTE: “Stivali, stivali, galosce, sale grosso e sale fino, giacche a vento di cellophan. Signora, un bel chilo di sale?”
SIGNORA: “Capisco stivali e galosce, brav’uomo, ma perché proprio il sale?”
AMBULANTE: “Non ha visto la città signora? Il sale è utilissimo…”
SIGNORA: “Non ho bisogno di niente, vede bene che ho già stivali e pelliccia.”
AMBULANTE: “Ma del sale in zucca cosa mi dice?”

LE TRACCE
Domani gli umani guarderanno le orme.
I lastrichi quadretti, il selciato acquafortato.
E serpeggiamenti di rotaie, angoli acuti, blocchi, aghi, rettangoli, sassi di passi, palle di cannone, code, frac pipistrali d’alati pipistrelli, guizzi e schizzi cementiferi che fanno presa.
IL DISGELO
Cara Marina Ivanovna,
dedico questa pagina di diario a te perché il vento che soffia in questi giorni è proprio il vento russo di tramontana e il paesaggio è quello delle grandi steppe di cui mi hai tanto parlato.
Qui tutto è immobile, eppure ieri, se non sbaglio, ho intravisto nella lastra lucida del lago un segno, una crepa.
Potrebbe essere il disgelo, se non mi sono sbagliata, ed era davvero acqua di vita quel che si muoveva nella spaccatura.
Forse verrà primavera ancora, timidamente, a piccoli passi, gli alberi si scrolleranno via il loro peso e metteranno le gemme che poi fioriranno, il ghiaccio si scioglierà del tutto e torneranno gli innamorati dell’idroscalo domenicale, insieme a tutte le altre creature vive della terra.